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sabato, 19 gennaio 2008


*

In principio fu " il caffè " :
piccola, con babbo e/o con nonno,
vi entravo

per il Mio (pasta alla crema) ed il Loro (caffé ristretto)
Piacere !

Fattami signorinella ,
nella mia vita " il bar " entrò aggettivato,
" bar malfamato".
Ci pensò mamma
a sottolineare questa mia entrata in...società,
proibendomi nel modo più
A' SSO' LU' TO'
di varcare la soglia(!)
di quelli che -all'epoca- 
erano luoghi di perdizione (!)

"...ci vanno marinai e signorine"
(boh !...io ero diventata signorina e allora ?
molto dopo sentii parlare della legge Merlin)
"...i bicchieri sono lerci e si prendono malattie"
(per lei era ancora fresco il ricordo di quando in Italia
non c'era ancora la Penicillina)
"...ci sono anche! gli esibizionisti..."
(nella sua azione pedago-terroristica
questi ultimi prendevano il posto
delle zingare cu' le frìscijedde**,
che rapivano i bambini !)

Fattami più tosta,
 rielaborai questo mio background...

sia nella mia città...:
entravo proprio in quel bar malfamato
 
dal nome di una nota birra 
la cui pubblicità -all'epoca-
recitava
"dove c'è D...c'è un uomo"

...
che in trasferta:
facendo l'universitaria pendolare,
appena scesa dal trenino mi fiondavo

sul primo bar del Corso della Stazione,
lercio, pieno di marinai e signorine
(e dei primi spacciatori)...
dove mi attendevano
coca-cola e il miglior "panzarotto",
calzone di pasta ,saturodigrassisaturi,
...insomma mal(af)famato !

ricambio con un
chez
 

 

* dalla copertina di "Marinai" di G. Pederiali
**  termine dialettale per ferri da calza.

postato da: madeinfranca alle ore 18:30 | link | commenti (7)
categorie: dediche, d antan



sabato, 22 dicembre 2007

Con lui ci sono altri tre giovani assai simili a lui.
Lavorano anche loro sulle chiatte e stanno tornando a casa, a Terranova.
Devono compiere quasi duecento chilometri per raggiungere il traghetto a North Sydney.
La macchina sembra molto vecchia. L'hanno comprata a Thorold per duecento dollari perché era troppo tardi per prenotare un posto su un aereo, e da quando sono partiti non si sono mai fermati. Nel New Brunswick settentrionale si sono rotti i tergicristalli, ma invece di fermarsi, li hanno legati con due pezzi di corda e hanno fatto passare la fune attraverso i fori di ventilazione dei finestrini anteriori. Da allora ,ogni volta che ce n'è stato bisogno, uno di loro ha tirato i pezzi di corda avanti e indietro per far funzionare i tergicristalli. Questa informazione esce dalle loro labbra stanche  ma colme di eccitazione e noi la beviamo avidi.
Mio padre
offre loro del rum e mia madre tira fuori la torta ripiena di frutta secca, mele e spezie e i dolci alla frutta di cui ha fatto premurosamente provvista. Noi facciamo capolino da dietro i mobili o guardiamo al sicuro da dietro una porta. Vorremmo tanto abbracciare nostro fratello ma siamo troppo timidi per farlo
davanti a degli sconosciuti. Nel tepore della cucina i ragazzi cominciano a ciondolare
il capo e ad appisolarsi, e ogni tanto una testa cade all'improvviso sul petto.
Cercano di tenersi svegli dandosi a vicenda un colpetto con il piede.
Non si tratterranno a riposare da noi perché vengono da lontano
e domani è la vigilia di Natale, e tra loro e le persone che amano ci sono lunghe distese di montagne e d'acqua.
Dopo che se ne sono andati saltiamo addosso a nostro fratello tempestandolo di domande. Lui ride, grida e ci solleva in aria facendoci volteggiare tra le braccia muscolose. Ma nonostante la felicità sembra sorpreso alla vista del padre che non vede da marzo.
Mio padre si limita a sorridergli mentre mia madre si morde un labbro.
Ora che Neil è qui c'è un gran fermento. Abbiamo tralasciato di fare tutto quello che potevamo per farlo assieme a lui al suo arrivo. Con impazienza gli mostro l'abete in cima alla collina sul quale ho messo gli occhi da mesi e mi meraviglio per la facilità con cui lo taglia e lo trascina giù per il pendio.
Mentre lo decoriamo rotoliamo tutti eccitati gli uni sugli altri .
 Neil ci promette che la vigilia di Natale ci porterà in chiesa sulla slitta trainata dallo splendido cavallo al quale,fino al suo arrivo, non osiamo mai avvicinarci. Il pomeriggio della vigilia lo ferra alzando ogni zoccolo per strofinarlo ben bene e modella sull'incudine i ferri di cavallo color ciliegia. Poi li lascia cadere con un sibilo nella tinozza piena di acqua fumante. Mio padre è seduto accanto a lui su un secchio capovolto e gli dice cosa fare. Certe volte noi discutiamo animatamente con nostro padre, ma nostro fratello fa tutto quello che lui gli dice.
 Quella sera, avvolti in cappotti voluminosi tra il fieno, con le pietre calde vicino ai piedi, partiamo per il nostro viaggio. A casa rimangono solo i nostri genitori e Kenneth.
Prima di andarcene diamo alle mucche, alle pecore e al maiale tutto quello
che possono mangiare, così almeno la vigilia di Natale, saranno accontentati.
I nostri genitori ci fanno un cenno di saluto dalla soglia di casa. Percorriamo circa sei chilometri lungo la strada di montagna. È un vecchio sentiero per il trasporto dei tronchi e non vi transitano macchine o altri veicoli. All'inizio il cavallo è tutto eccitato e, dato che è fuori allenamento, mio fratello deve stare davanti sulla slitta e tenere saldamente le briglie. Poi il cavallo si calma e comincia a trottare e infine ad andare al passo mentre la salita si fa più erta. Cantiamo tutti i canti natalizi che conosciamo , guardiamo i conigli e le volpi guizzare sulla  neve dove non c'è vegetazione e ascoltiamo il tamburellare delle ali delle pernici. Non sentiamo il freddo.
Quando arriviamo alla chiesina di campagna, leghiamo il cavallo in un boschetto dove sarà al riparo e non si spaventerà ali del gran numero di macchine. Lo copriamo con una coperta e gli diamo l'avena. Sulla porta della chiesa i vicini stringono la mano a mio fratello. “ Ciao, Neil “, dicono “ Come sta tuo padre? “
“ Oh “, fa lui. Dice solo: “ Oh “.
La chiesa è bellissima, questa sera, con le decorazioni di rami , le candele accese e i suoni gioiosi che riecheggiano dalla galleria del coro. Ascoltiamo la funzione come incantati.
Sulla via del ritorno, anche se le pietre si sono raffreddate continuiamo a sentirci caldi e felici. Ascoltiamo lo scricchiolio dei finimenti di cuoio, il sibilo dei pattini sulla neve e cominciamo a pensare ai doni che ci aspettano. Quando siamo a un paio di chilometri da casa il cavallo sente di essere vicino alla meta e parte al trotto per proseguire fiduciosamente al passo. Mio fratello lo lascia andare e ci muoviamo nel paesaggio invernale come figure uscite da un biglietto natalizio. La neve sollevata dagli zoccoli del cavallo ci ricade sulla testa simile al biancore delle stelle.
Dopo aver riportato il cavallo nella stalla parliamo con i nostri genitori e mangiamo la cena che nostra madre ha preparato, Mi viene sonno, e arriva l'ora di mettere a letto i più piccoli. Ma questa sera mio padre mi dice: “ Vorremmo che restassi alzato un po' più a lungo con noi “, e così rimango tranquillamente in compagnia degli adulti della mia famiglia.
Quando di sopra tutto tace, Neil va a prendere gli scatoloni che contengono i suoi “vestiti” e comincia ad aprirli. Slega rapidamente i nodi intricati, e le spire si sciolgono tra le sue abili dita . Gli scatoloni sono pieni di doni avvolti in carte natalizie e ciascun regalo ha un bigliettino. Quelli per i miei fratellini dicono “ da Babbo Natale “,
ma i miei non sono più tra quelli, come so con certezza che non lo saranno mai più.
Non  sono tanto sorpreso quanto, per un attimo, sfiorato da un senso di perdita
all'ídea di essere ormai annoverato tra gli adulti.
E’ come se all’improvviso  fossi entrato in un'altra stanza e avessi udito una porta richiudersi per sempre alle mie spalle.
Mi sento pugnalato dalla mia stessa piccola ferita.
Poi, però, guardo le persone davanti a me.
Guardo i miei genitori l'uno accanto all'altro davanti all'albero di Natale. Mia madre ha una mano sulla spalla di mio padre e lui stringe fra le dita l’onnipresente fazzoletto. Guardo le mie sorelle che hanno varcato questa soglia prima di me e, giorno dopo giorno, si allontanano dalla vita che hanno conosciuto da ragazze. Guardo il mio magico fratello maggiore che questo Natale è venuto fin qua attraversando mezzo continente e portando co sé tutto quello che ha e che è.
Sono tutti catturati da questo quadro che li racchiude.
“ Si va avanti “, dice mio padre con voce pacata , e penso che parli di Babbo Natale,
" ma non c'è ragione di rammaricarsi. Ci si lascia dietro delle cose buone. "

auguro a tutti quanti

*BUON NATALE*




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