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mercoledì, 29 novembre 2006


*

                                                                                                                                                     Dicembre 1985
………………….
II suo odio per le melensaggini era pari a quello per la brutalità, l'accidia, l'avarizía di sé e l’invidia che, mista a ostilità ,imputava a un certo establishment letterario da lei detestato e col quale da tempo aveva rotto ogni rapporto; ricordava solo qualche amico morto : Saba, Savinio, Penna, Pasolini…e leggeva con passione le poesie di Guerra, Giudici, Roboni, Volponi…
Ormai i ragazzini, trasformatisi in "zombi", ìn "mutanti", non potevano più salvare il mondo, e le persone con cui colloquiava erano pochissime, e nessuno –ribadiva- le voleva bene. Alle mie proteste rispondeva implacabile: “Non occupo il primo posto nella vita di nessuno.
Ma di nuovo nell'autunno scorso bastava poco - il passaggio casuale
di un gatto, il rito dell’accensione della sigaretta, l’arrivo di una rivista desiderata, il dono di un vasetto di miele che la piaceva particolarmente - per far riaffiorare quella sua misteriosa e fulgida allegria, e far sgorgare il suo irresistibile umorismo con cui lei per prima
si abbandonava dispiegando quella voce così ricca di tonalità accese,
una delle più belle che abbia mai sentito. Gli occhi splendevano e divampava tutta la sua maliziosa, zingaresca civetteria.
Poi tutto di nuovo si spense con l'arrivo di ennesimo tracollo fisico, seguito da una buia disperazione.
Sono costretta a ridurre in poche righe il ricordo di una persona che ha contato tanto per me, e che più di una volta, leggendola (e penso soprattutto a Menzogna e sortilegio e ad Aracoeli, due grandi libri del nostro secolo) e, parrà strano,ancor più ascoltandola, mi aveva dato l'impressione, quasi atterrita, di aver a che fare con un genio. Nell'affollamento dei ricordi che premono nella mente e nel cuore, prevalgono persino oggi, con Elsa appena scomparsa, quelli lieti,
quasi solari, degli anni Settanta, quando Elsa veniva a Milano e passava a volte un paio di qiorni con me e i miei amici, che erano diventati anche suoi. Allora, girando per Milano con lei che indossava lunghi abiti messicani e foulard azzurri, mi divertivo enormemente quando si fermava a fare i complimenti a un chiotto cagnone, o consolava
un bambino in lacrime, o applaudiva un gruppo di anarchici in sparuto corteo, o discuteva animatamente con un tassista che
replicava divertito alle sue divertite aggressioni, o si sedeva trionfalmente a tavola gustando i piatti prediletti
di cui era ghiottissima, intervenendo ad alta voce nei discorsi
di tutti i commensali: si recuperava così la dimensione più alta
della convivialità. Parlava sempre in tono vibrante, senza mai usare perifrasi, affrontando direttamente ogni argomento, alternando folgoranti fendenti ad abbandoni teneri, quasi fanciulleschi.
Eravamo un gruppo di amici oscuri, che mai avrebbero avuto successo, con la precisa vocazione dei perdenti. Forse anche o soprattutto
per questo ci amava.
Ora, senza di lei, il paesaggio si é fatto più brullo e desolato, e i demoni dell'aridità e dello scoramento moltiplicheranno i loro agguati.

(da "Scompartimento per lettori e taciturni" d
i Grazia Cerchi )
 
 

**

 
 


* "tramonto sul lungotevere" di mario mafai
** disegni di elsa morante

postato da: madeinfranca alle ore 23:26 | link | commenti (5)
categorie: dediche, dududu, du coté de chez les enfants



venerdì, 24 novembre 2006

*
                        La città                                                                         
Hai detto: "Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina".

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c'è nave non c'è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l'hai sciupata su tutta la terra. 



  Costantinos Kavafis

 

* "sfera" di pedro cano 

postato da: madeinfranca alle ore 13:35 | link | commenti (14)
categorie: paesaggi, unapoesia x unacittĂ 



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