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Il Giardino Incantato
...
Giovannino e Serenella s'avvicinarono al tavolo.
C'era tè, latte e Pan-di -Spagna. Non restava che sedersi e servirsi. Riempirono due tazze e tagliarono due fette.Ma non riuscivano a stare ben seduti, si tenevano sull'orlo delle sedie, muovendo le ginocchia.
E non riuscivano a sentire il sapore dei dolci e del tè e latte.
Ogni cosa in quel giardino era così bella e impossibile a gustarsi,
con quel disagio dentro e quella paura, che fosse solo per una distrazione del destino, e che presto sarebbero chiamati a darne conto.
Quatti quatti , si avvicinarono alla villa.
Di tra le stecche d'una persiana a griglia videro, dentro, una bella stanza ombrosa con collezioni di farfalle alle pareti. E in questa stanza c'era
un pallido ragazzo. Doveva essere il padrone della villa e del giardino,
lui fortunato. Era seduto su una sedia a sdraio e sfogliava un grosso libro con figure. Aveva mani sottili e bianche e un pigiama accollato benché fosse estate.
Ora, ai due bambini, spiandolo tra le stecche si spegneva a poco a poco il batticuore. Infatti quel ragazzo ricco sembrava sedesse e sfogliasse quelle pagine e si guardasse intorno con più ansia e disagio di loro.
E s'alzasse in punta di piedi come se temesse che qualcuno,
di momento in momento, potesse venire a scacciarlo, come se sentisse che quel libro, quella sedia a sdraio, quelle farfalle incorniciate ai muri e il giardino coi giochi e le merende e le piscine e i viali, erano concessi a lui solo per un enorme sbaglio, e lui fosse impossibilitato a goderne, ma solo provasse su di sé l'amarezza di quello sbaglio, come una sua colpa.
Il ragazzo pallido girava per la sua ombrosa stanza con passi furtivi, accarezzava i margini delle vetrine costellate di farfalle con le bianche dita e si fermava in ascolto. A Giovannino e Serenella il batticuore spento riprendeva ora più fitto. Era la paura di un incantesimo che gravasse su quella villa e quel giardino, su tutte quelle cose belle e comode, come per un'antica ingiustizia commessa .
Il sole s'oscurò di nuvole. Zitti zitti Giovannino e Serenella se ne andarono. Rifecero la strada per i vialetti, di passo svelto, ma senza mai correre. E traversarono carponi quella siepe. Tra le agavi trovarono un sentiero che portava alla spiaggia, breve e sassosa con cumuli d'alghe che seguivano la riva del mare.
Allora inventarono un gioco bellissimo : battaglia con le alghe.
Se ne tirarono manciate in faccia uno con l'altra fino a sera.
C' era di buono che Serenella non piangeva mai.
dai "Racconti" di Italo Calvino